Sono in controtendenza rispetto ai prevalenti umori che sto leggendo in rete tra i vari blogger. C'è chi inveisce (pessima abitudine quella di invocare violenti regolamenti di conti interni, ogni volta che non si è ottenuto il risultato sperato) o alza steccati, c'è chi piange o si cosparge il capo di cenere, c'è chi fa venir fuori la sua vera anima disordinata e da neofascistello, travestita da "persona di sinistra" (ma questo è un discorso sviluppato sull'altro blog in tempi non sospetti).
Per strada la gente che incontro non si capacita del risultato, rivolgendosi a me come dopo una Waterloo.
Forse la forte delusione che percepisco in molti, deriva dal fatto che eravamo tutti caricati come delle molle, e abbiamo sperato in un miracolo. Walter è stato infatti bravissimo a creare l'entusiasmo che ci ha riportato nelle piazze e nei gazebo, facendoci sentire protagonisti e ridando linfa al piacere di fare una politica ragionata, che parte dalla testa e dal cuore e non dallo stomaco. A vedere tutta quella partecipazione abbiamo creduto un po' troppo nella vittoria.
Come già detto, credo però che il 33% nazionale del PD, sia un buon risultato per un partito nato da 6 mesi, con una struttura per niente collaudata e con neanche due mesi a disposizione per fare campagna elettorale.
E diciamolo: con l'immagine che si è radicata negli italiani, del govero Prodi incapace di valorizzare le numerose cose buone fatte, partivamo già svantaggiati.
Ma rimontare di così tanto (a settembre eravamo attestati con 22% di distacco da Bellicapelli), coraggiosamente da soli, dettando noi i tempi e i modi della politica, mi pare comunque un ottimo risultato da cui partire per continuare con ancor più determinazione sulla strada intrapresa.
E poi c'è il dato di Varese che come tante altre città ha dimostrato di rispondere bene nelle urne al PD. La Lega non raddoppia in città, rimanendo il terzo partito.
Per strada la gente che incontro non si capacita del risultato, rivolgendosi a me come dopo una Waterloo.
Forse la forte delusione che percepisco in molti, deriva dal fatto che eravamo tutti caricati come delle molle, e abbiamo sperato in un miracolo. Walter è stato infatti bravissimo a creare l'entusiasmo che ci ha riportato nelle piazze e nei gazebo, facendoci sentire protagonisti e ridando linfa al piacere di fare una politica ragionata, che parte dalla testa e dal cuore e non dallo stomaco. A vedere tutta quella partecipazione abbiamo creduto un po' troppo nella vittoria.
Come già detto, credo però che il 33% nazionale del PD, sia un buon risultato per un partito nato da 6 mesi, con una struttura per niente collaudata e con neanche due mesi a disposizione per fare campagna elettorale.
E diciamolo: con l'immagine che si è radicata negli italiani, del govero Prodi incapace di valorizzare le numerose cose buone fatte, partivamo già svantaggiati.
Ma rimontare di così tanto (a settembre eravamo attestati con 22% di distacco da Bellicapelli), coraggiosamente da soli, dettando noi i tempi e i modi della politica, mi pare comunque un ottimo risultato da cui partire per continuare con ancor più determinazione sulla strada intrapresa.
E poi c'è il dato di Varese che come tante altre città ha dimostrato di rispondere bene nelle urne al PD. La Lega non raddoppia in città, rimanendo il terzo partito.
Certo occorre "aggiustare il tiro" e capire come colmare le evidenti lacune che i flussi elettorali indicano (forte astensione di chi ha votato L'Ulivo nel 2006, poco travaso di voti dal centro, fuga di voti da parte degli elettori della SA verso la Lega), senza incartarsi sul ragionamento per classi o categorie sociali: l'operaio, il mondo cattolico, l'impreditore e via dicendo. Sarebbe un vecchio modo di pensare alla politica.
Così come non concordo sul fatto di scimmiottare la Lega, in questa idea un po' confusa che si sta diffondendo del "PD del Nord". I flussi elettorali ci indicano che non c'è nessun interscambio di elettori tra Lega e PD. Siamo due partiti con un'impostazione sostanzialmente e profondamente diversa e gli elettori l'hanno (menomale) ben capito.
Io sono piuttosto per un "PD per il Nord" (sfruttando anche la struttura "federeale" del partito, che si sta creando con gli statuti regionali), capace, attraverso la base, di individuare la specificità e i problemi del nostro territorio, attenuare le paure e il senso di insicurezza generate ad arte dalle altre forze politiche, dando soluzioni diffuse per il bene di tutti e non a salvaguardia del giardinetto di ciascuno. Così forse argineremo il voto di protesta e gli egoismi territoriali e non solo. E' sicuramente, questa, anche una battaglia culturale. Ma va assolutamente condotta. E la struttura dei Circoli territoriali, creatasi il 28 gennaio, è il modo vincente per affrontarla.
Quindi: su la testa e rimbocchiamoci di nuovo le maniche.
Così come non concordo sul fatto di scimmiottare la Lega, in questa idea un po' confusa che si sta diffondendo del "PD del Nord". I flussi elettorali ci indicano che non c'è nessun interscambio di elettori tra Lega e PD. Siamo due partiti con un'impostazione sostanzialmente e profondamente diversa e gli elettori l'hanno (menomale) ben capito.
Io sono piuttosto per un "PD per il Nord" (sfruttando anche la struttura "federeale" del partito, che si sta creando con gli statuti regionali), capace, attraverso la base, di individuare la specificità e i problemi del nostro territorio, attenuare le paure e il senso di insicurezza generate ad arte dalle altre forze politiche, dando soluzioni diffuse per il bene di tutti e non a salvaguardia del giardinetto di ciascuno. Così forse argineremo il voto di protesta e gli egoismi territoriali e non solo. E' sicuramente, questa, anche una battaglia culturale. Ma va assolutamente condotta. E la struttura dei Circoli territoriali, creatasi il 28 gennaio, è il modo vincente per affrontarla.
Quindi: su la testa e rimbocchiamoci di nuovo le maniche.
